31 gennaio 2014

Quale Turismo?

- di Arturo Aletti -

Sarebbe ora che gli addetti alla governance del turismo in Italia si ponessero questa domanda.

 

Si fa un gran parlare di “turismo in crisi”, di “mancanza di una politica del turismo”, si attende di mese in mese un “Decreto Turismo” che non arriva mai…

 

Ebbene, io credo che le idee nel settore siano molto confuse e la ragione è che gli addetti ai lavori guardano solo ad un aspetto del turismo : gli arrivi e l’occupazione di camere in albergo.

Si esibiscono dati che indicano che il turismo è in crescita dovunque, ma non in Italia. Si piange miseria e si addita la Spagna come esempio virtuoso nella attrazione di turisti.

 

Quali sono le ragioni di una tale “miopia”? Sono molteplici, a mio avviso:

 

gli addetti ai lavori non conoscono i turisti, non ci hanno mai avuto a che fare, non li incontrano: per estrazione, esperienza professionale etc sono cresciuti nelle corporazioni, nel sindacato, nei quadri dei partiti politici.  Hanno quindi una visione solo di settore, puntano a tutelare più che a individuare e creare mercato.

 

si basano sui “dati ufficiali”, ma non analizzano i criteri con cui questi dati vengono imputati.  Se l’imputazione dati ignora taluni aspetti del settore, ebbene i dati sono parziali e non rispecchiano la completa realtà del settore stesso. Ne conseguono diagnosi viziate e      fortemente influenzate.

 

c’è una forte pregiudiziale “ideologica” nei confronti di alcuni aspetti che, per decenni, sono stati visti come fenomeni di nicchia: basta pensare al “lusso”, che è ciò che tira in quanto “attira”…E’ visto con fastidio. Quasi quasi andrebbe punito…Si ritiene che faccia parte dell’ “evasione fiscale mondiale”, di un modo voluttuario e consumistico destinato agli “happy fews”, e via dicendo.

 

Ebbene, io credo che sia giunto il momento di fare una profonda riflessione, se si vuole guardare alla realtà non facendo la politica dello struzzo:  quale è il fenomeno in evidente controtendenza, rispetto al quadro ufficiale del turismo che cala, che è in crisi, che crea malessere e disoccupazione?

 

La risposta è semplice : basta osservare i dati disponibili sullo SHOPPING TURISTICO. Esso cresce a vista d’occhio da anni e anni!

Solo la parte soggetta allo sgravio/rimborso IVA (il cosiddetto Tax Free Shopping dei non residenti nella UE) ammonta ad oltre 6 miliardi di Euro per l’anno 2013 ed è solo una parte del totale, anche se rappresenta un indicatore inoppugnabile in quanto le transazioni sono soggette per legge alla emissione di fattura.

Se ad esso si sommano gli acquisti dei non residenti nella UE non soggetti, per vari motivi, al Tax Free e gli acquisti dei residenti nella UE, fuori dal regime Tax Free, si può stimare in circa 12 miliardi di Euro quanto speso dai turisti nei negozi del nostro Paese nello stesso anno passato.

Lo shopping dei turisti comporta conseguenze tangibili a favore della produzione manifatturiera e del commercio nazionali.   E’ EXPORT a tutti gli effetti, in quanto i beni e i prodotti che gli stranieri acquistano nei negozi del nostro Paese vengono esportati.

 

C’è una ulteriore considerazione da fare: il recente accorpamento del Turismo nel Ministero dei Beni Culturali necessita di una riflessione. Sbaglia chi crede di poter attrarre numeri significativi di turisti da tutto il mondo, facendo leva sul nostro patrimonio culturale, in quanto non è questo, né tantomeno le condizioni in cui versa,  ad attrarre masse imponenti di visitatori. Piuttosto io credo che il nostro patrimonio culturale sia spesso la ragione alla base del successo dei nostri prodotti, della nostra manifattura, nel mondo.

 

Mi spiego meglio: è innegabile che la maggior parte del patrimonio culturale esistente nel nostro Paese sia una testimonianza del Lusso, della raffinatezza, della capacità lavorativa e della creatività del nostro Paese e quindi, nell’immaginario collettivo mondiale, diviene  sinonimo di stile di vita Italiano, di fatto-bene, di fatto su misura.

Oltretutto, queste stesse doti sopra citate hanno attratto nei secoli artisti, architetti, designers, decoratori, intagliatori italiani nel mondo, richiamati e contesi da committenti stranieri, lasciando anche all’estero testimonianze che tutti ammirano nei loro Paesi.

E, dunque, è logico che i “ricchi” (e ce ne sono tanti!) dei vari Paesi del mondo siano spesso desiderosi di venire in Italia e di fare quello shopping che non pensano di trovare nei loro Paesi di residenza.

 

Allora mi domando di nuovo:  ci conviene attrarre massa (cioè numeri in arrivo) oppure qualità?

Per qualità mi riferisco alla capacità e alla propensione alla spesa, essendo questa la qualità che maggiormente contribuisce alle conseguenze  economiche del comparto.

E siccome la spesa turistica crea benessere e lavoro, ci conviene semmai approfondire l’analisi delle risorse in essa contenute, per poter finanziare l’attrazione turistica ulteriore e, perché no, anche la riqualificazione del patrimonio culturale e creare lavoro giovanile.

In una specie di causa effetto, dove il patrimonio culturale rappresenta la base del successo dello shopping fatto in Italia e la destinazione di una parte delle risorse in esso insite, per la manutenzione, il miglioramento e il rilancio comunicativo.

Solo analizzando il turismo con questa convinzione noi potremo elaborare una strategia di attrazione mirata, che valorizza gli assets di cui il nostro Paese dispone e in cui si dimostra vincente!

In caso contrario noi continueremo a lamentarci per il calo degli arrivi, non considerando, ad esempio, che i maggiori arrivi vantati dalla Spagna producono acquisti nei negozi di quel Paese che sono solo la metà di quelli fatti in Italia.

 

Facendo leva, invece, sulle ragioni effettive in grado di attrarre turisti in Italia – lo shopping, ad esempio – noi potremo stimolare l’interesse di tanti good spenders internazionali verso il nostro Paese, attraendoli con nuove sollecitazioni anche a scoprire i beni culturali, per apprezzare la ricchezza del nostro Paese.

 

Smettiamo in assoluto di badare solamente a “quanti arrivano” e prendiamo in seria considerazione “quanto spendono”. Parlando con molti operatori che sono ogni giorno in contatto con i turisti in tutto il mondo, quanto sopra è ben evidente a tutti . A livello internazionale l’Italia non smette di sorprendere per il suo inarrestabile potere d’attrazione a farvi acquisti. Peccato non sia altrettanto evidente agli occhi di coloro che sovrintendono alla politiche del Turismo in Italia.

 

 

 

 

 

 

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