28 marzo 2014

Valeria Gentile, la poesia del viaggiare

- di Michele Trimarchi -

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Preceduta da un sorriso morbido e aperto, prende molto sul serio le parole, racconta i viaggi con immagini magnifiche ed esplora i luoghi del mondo attraverso le poesie. In azione contemplativa tra i colli sardi, Valeria Gentile ospita turisti olistici, pubblica libri, si mescola con la natura assorbendone l’energia in un’oasi (L’Essenza) fatta di capanne tradizionali dei pastori sardi con rete wi-fi e biblioteca.

 

Partiamo dal territorio. Il nomadismo dei pastori somiglia al nostro girovagare per luoghi insoliti? In che cosa somigliamo ai nostri antenati?
Io credo che il nomadismo dei pastori rappresentasse solo un’illusione di movimento. Non erano esploratori, ma schiavi della terra e delle stagioni. Più che curiosi giramondo erano uomini irrigiditi, incastrati nel meccanismo di un lavoro durissimo, di una vita solitaria, fissa e sempre ciclica, legata a precisi luoghi sempre simili e a schemi mentali molto limitanti. Il nostro girovagare, oggi, come dice la parola stessa, è un vagare in giro, un girare tra confini vaghi scoprendo invece posti e stili di vita insoliti. Con tutto il rispetto verso i nostri avi e la cultura millenaria che ci hanno tramandato, noi ci siamo tolti diverse catene.

 

Siamo del tutto diversi, dunque.
Abbiamo scoperto la libertà: alcuni ne hanno paura e trovano un altro impiego di cui essere schiavi, altri sposano l’esistenza con fiducia. Inoltre, tra pastori e viaggiatori cambia l’approccio con la natura e gli altri animali non umani: da oggetti di proprietà diventano esseri di meraviglia con cui condividere il nostro passaggio sulla Terra.

 

Approdiamo sulla poesia. Probabilmente è la prima espressione dell’uomo, prima ancora della letteratura e insieme alla musica. Il progetto “Viagginversi” vuol far comprendere i luoghi grazie alla loro urgenza poetica. Quali sono i segni più forti della poesia sarda?
Il mio progetto “Viagginversi” è un viaggio letterario sulle tracce dei nuovi poeti, ancora inedito: ho cercato la poesia tra Oriente, Medioriente e Africa; l’ho trovata ermetica in Giappone, a tinte forti in Cina, in Libano sfacciata, disperata in Palestina, tragica in Senegal. Credo che potrei scoprire una “geografia poetica” anche in Italia, con caratteristiche evidenti che cambiano da regione a regione. I segni più forti della poesia in Sardegna, per esempio, sono la malinconia e il sarcasmo, elementi che si possono ritrovare anche nel carattere del popolo che la crea (e da cui viene creato).

 

Si può parlare, dunque, di poesia site-specific?
Forse questo legame quasi amniotico tra luoghi e poesia si può leggere anche con i segni della natura, che ci possono far capire perché persone e comunità di un certo territorio si atteggiano in un modo preciso e identificabile. E’ un discorso molto delicato, qui dobbiamo semplificare, ma la poesia, da qualsiasi luogo provenga, ha mille ragioni e “provenienze”. Quello che ho potuto scoprire io nei miei viaggi nel “mondo inverso” è che ogni popolo crea la sua poesia a partire da un’urgenza. Nel mio capitolo sulla Palestina, per esempio, l’urgenza del poeta è gridare l’ingiustizia subita dall’occupazione militare israeliana e l’amore verso Gerusalemme. L’urgenza produce poesia, la necessità di trovare un approdo; poi, naturalmente, la forma in cui essa viene messa al mondo ha molto a che fare con la materialità del territorio. Il corpo del luogo si fa linguaggio e viceversa.

 

Dai tuoi turisti olistici che segni vedi per i prossimi anni? Ci stiamo riappropriando delle nostre vite o è soltanto una fase fashionable?
Senza dubbio (molto lentamente e non tutti) ci stiamo riappropriando delle nostre vite. Gli ospiti che accogliamo all’Essenza, la nostra oasi sensoriale in Sardegna, sono per la maggior parte pronti: sia a farsi accogliere dalla nostra visione olistica della vita, sia a loro volta ad accogliere l’Essenza, purificandosi e rilassandosi in questo ettaro di pura avanguardia sostenibile vista mare. La direzione è verso sé stessi, alla ricerca di un’essenza perduta fatta di serenità e armonia col tutto. Ed è un processo in crescita, che ci dà molte soddisfazioni a livello umano e professionale.

 

E come sta cambiando il tuo modo di viaggiare e di guardare le cose del mondo in seguito al progetto dell’Essenza?
Il mio modo di viaggiare è sempre stato un modo interiore, cinestetico: sono una viaggiatrice lenta, che utilizza soprattutto le sensazioni e le emozioni per interpretare la realtà. L’Essenza è una perfetta materializzazione del mio viaggiare e, da quando esiste, il mio percorso ha preso un’impennata verso luoghi, persone ed esperienze che sono in sintonia con questa visione del mondo. E quando viaggiando mi trovo in luoghi o situazioni spiacevoli, penso alla mia oasi e mi sento fortunata perchè so di poter sempre tornare in una terra franca, in un rifugio. Che però, per me, è allo stesso tempo nido e trampolino.

 

Da isolana interpreti il mondo come un reticolo di connessioni possibili (solo gli isolani sfiduciati credono che il mare sia una muraglia). Spesso i continentali sono prodighi di luoghi comuni, magari hanno paura delle isole. Ce ne sono che ti danno davvero fastidio?
Anche gli isolani sono prodighi di luoghi comuni, è l’essere umano pigro che tende a semplificare le realtà quando deve interpretarla. Quello che mi dà più fastidio è il mito che tutti i sardi mangiano tanta carne e formaggio. E’ vero che la società pastorale (che a mio avviso sta tramontando) ha i suoi retaggi nei gusti alimentari dei popoli “montanari” come il nostro, ma è anche vero che, dopo il Piemonte, la Sardegna è la regione più vegetariana-vegana d’Italia. E non si tratta solo di una dieta, ma di un consapevole movimento di liberazione di esseri senzienti dalla schiavitù e dallo sfruttamento.

 

Tra convenzioni rassicuranti ed esplorazioni ardite il viaggiare si sta trasformando in modo forse irreversibile. Che cosa immagini degli alfabeti di viaggio nel nostro futuro?
La cattiva notizia è che il futuro del viaggio è già arrivato. La buona notizia è che conserva i grandi temi di ogni esplorazione antica. La curiosità per il mondo, la voglia di avventura e scoperta, la ricerca di sé stessi attraverso un itinerario, l’interesse verso l’altro e l’oltre, la volontà poi di raccontare tutto questo: sono i passi del viaggiatore sin dall’alba dei tempi e gli stessi che muovono noi oggi. Le possibilità del viaggio si sono dilatate e chi intraprende un cammino oggi non dovrebbe disdegnare né snobbare i nuovi mezzi (che siano di trasporto o di comunicazione).

 

Che cosa c’è nel futuro dei tuoi progetti? Emergono nuove urgenze?
Viagginversi, dopo essere diventato un programma radiofonico e una mostra fotografica itinerante, nonché blog e aperitivo culturale, sta per fare un altro salto e arrivare a teatro. Nel frattempo, ho pubblicato un altro viaggio letterario, questa volta in Sardegna (“La Sardegna dei banditi”) che sta avendo molto successo. Diversi miei racconti saranno pubblicati nei prossimi mesi in alcune antologie italiane; intanto continuo a studiare storytelling e porto avanti collaborazioni in ambito letterario, come “Observing Life”, sulla definizione di movimento (in collaborazione con Melanja Palitta).

 

Raccogli già appunti e visioni?
Continuo a raccogliere una marea di appunti e visioni, i miei quaderni e i miei pensieri pullulano di progetti sempre nuovi. La difficoltà sta prima di tutto nel capire quali sono le idee che vale la pena realizzare e, poi, mettersi al lavoro.

 

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