12 agosto 2015

#staremo a vedere

- di Alfonso Casalini -

FranceschiniIn questi giorni si parla molto di una “nuova marcia” per i beni culturali.
Non vogliamo essere scettici, eppure in questi anni di operazioni legate ai beni culturali che hanno avuto una ecumenica e bipartisan approvazione ce ne sono state tante, più negli intenti che negli effetti.

 

Così, mentre arriva la piena approvazione da parte del presidente di Federculture Roberto Grossi al piano strategico “Grandi Progetti Beni culturali” presentato al Consiglio Superiore dei beni culturali dal ministro Dario Franceschini, non mancano elementi di perplessità.

 

Grossi ha comunicato che “Finalmente si investe di nuovo in cultura” e che “bisogna dare atto al ministro di aver rimesso in moto una politica di sviluppo per la cultura dopo anni di stasi.”

 

 

Questa enfasi è dovuta, sempre secondo il Presidente di Federculture, al fatto che “il piano di interventi per il completamento di opere di restauro e potenziamento in siti culturali grandi e piccoli in diverse aree del paese è importante soprattutto perché collegato a progetti non solo di puro recupero ma anche di valorizzazione e finalizzati ad accrescere la partecipazione dei cittadini e l’intervento dei privati”.

 

 

Ma anche dalle stesse parole encomianti di Grossi emerge il nodo della questione: Ci auguriamo, che oltre a ciò, entro la fine dell’anno – conclude infatti – si possa avviare una riforma organica degli strumenti di gestione dei beni e delle attività culturali ferma ormai da decenni, rafforzando così il sistema dell’offerta, la produzione culturale e l’occupazione”.

 

 

Perchè è questo il fardello che più grava sulla situazione dei beni culturali del nostro Paese: strumenti di management inadeguati, un ruolo ancellare per i beni culturali attorno al quale tutti i soggetti attivi nella catena di creazione del valore culturale hanno ormai ricavato il proprio ruolo, e quindi interessi privati, resistenze culturali, e, diciamolo, risorse umane non sempre competenti nel management.

 

 

L’attuale sistema dei beni culturali italiani ha bisogno di competenze variegate, che riescano a unire approcci differenti al fine di rendere efficiente la macchina gestionale. Gestire una struttura di importanza storica e culturale è un compito arduo già per profili professionali con spiccate competenze gestionali.