6 ottobre 2015

Turismo e Trasporti in Italia: un binomio non sempre (con)vincente

- di Paolo Albano -

Trasporti

Turismo è “sinonimo” di dinamismo, di mobilità. Esso comporta movimento di persone, di beni e di denaro, modifica lo stato dei luoghi, ridistribuisce le ricchezze tra aree di produzione e aree di consumo, ha effetti spaziali e culturali.

 

È un fenomeno di portata globale, in cui sono coinvolti istituzioni, imprese e territori, appartenenti a tutte le aree del mondo, che promuovono le loro ricchezze storiche artistiche, paesaggistiche, architettoniche, enogastronomiche.
Ovviamente ciò comporta una grande concorrenza, non solo tra gli operatori turistici protagonisti della filiera, ma anche e soprattutto tra le destinazioni turistiche. Infatti, grazie all’abbattimento delle distanze spaziali e temporali, dovuto in particolar modo all’evoluzione tecnologica, oggi una destination si trova a dover competere non solo con quelle ad essa limitrofe, ma anche con quelle più sperdute e un tempo nemmeno conosciute, che si propongono sul mercato con offerte accattivanti alle quali, grazie al web, tutti possono avere accesso.
Uno degli aspetti che influisce maggiormente sulle scelte dei turisti circa il luogo in cui trascorrere un periodo di vacanza, è proprio l’accessibilità a una certa località, ossia quanto è facile o meno raggiungere quella destinazione; accompagnato poi dalla facilità o meno di muoversi all’interno della stessa.
Una certa località, pur essendo dotata di una vocazione turistica, dovrà essere in grado di fornire ai propri visitatori tutte le infrastrutture necessarie per essere fruibile e sconfiggere la concorrenza di altre destinazioni. Per dirla in altri termini, la località dovrà presentare quelle infrastrutture (accompagnate dai relativi servizi), che possono permettere al turista di soggiornarvi, frequentare i siti di interesse artistico, storico, culturale, trovare modo di ristorarsi, di fare acquisti, di intrattenersi in vario modo.

 

 

Investimenti e infrastrutture in Italia

 

 

Soffermandoci sull’Italia in tema di investimenti in infrastrutture e grandi opere, nel 2014 si è avuta una forte riduzione delle spese in opere pubbliche. Infatti gli investimenti dello Stato per infrastrutture materiali sono stati pari a 25,4 miliardi di euro, il valore più basso dal 2000. Questa è una tendenza che nel nostro paese si manifesta dal 2007, anno nel quale fu raggiunto il picco massimo degli investimenti in infrastrutture, ma i valori non erano mai stati inferiori a quelli del 2014. Bisogna inoltre sottolineare la lentezza del sistema italiano e come molte volte i progetti in materia di opere pubbliche non vengano portati a termine (comportando spreco di denaro e di tempo). Per fare un esempio, delle 206 opere strategiche individuate dal “programma infrastrutture strategiche”di cui alla legge obiettivo 443 del 2001, che avrebbero dovuto generare ben 735 interventi (tra cui il completamento della Salerno-Reggio Calabria), alla data attuale, solo 117 sono stati conclusi. Il Global Competitiveness Report 2012-2013 elaborato dal World Economic Forum colloca il nostro paese al ventottesimo posto come dotazione infrastrutturale, molto indietro rispetto a Germania (al terzo posto della classifica), Francia (quarta) e al Regno Unito (sesto).
Gli investimenti strutturali (scali e trasporti al centro urbano più vicino) sono molto importanti per attrarre domanda turistica, in particolare gli aeroporti. L’Italia circa il trasporto aereo è molto indietro rispetto ad altri paesi europei, specialmente per quanto riguarda l’efficienza degli aeroporti, il numero e la frequenza dei voli internazionali (Roma Fiumicino e Milano Malpensa, i due hub italiani, hanno pochi voli internazionali diretti, se paragonati ad altri hub europei). Inoltre, i 38.290.000 passeggeri transitati allo scalo di Roma Fiumicino nel 2014 (dati ENAC), hanno provato sulla loro pelle come sia difficile, in Italia, raggiungere dagli aeroporti i centri cittadini. Dall’aeroporto di Fiumicino si arriva a Roma con un tempo minimo di 35 minuti, contro i 18 minuti
di Parigi Orly, i 24 minuti di Londra Heathrow e i 27 dell’aeroporto J.F.Kennedy di New York.
Un altro dato allarmante riguarda il trasporto stradale per il quale gli investimenti sono stati molto esigui rispetto alla media degli altri paesi europei. In Spagna negli ultimi quindici anni sono stati inaugurati 449 chilometri di autostrade all’anno, in Francia 265, in Italia solo 23. L’inefficienza della rete autostradale colpisce soprattutto il mezzogiorno, con l’ormai nota situazione della Salerno- Reggio Calabria, rendendo alquanto difficile l’accesso a molte località turistiche calabresi e siciliane.
Analizzando poi brevemente il comparto ferroviario, l’Italia che a differenza di altri paesi europei ha migliorato il suo servizio di alta velocità dando accesso al mercato anche a nuovi entranti, (che competono con l’operatore storico nazionale Ferrovie dello Stato, realizzando gli obiettivi del terzo pacchetto ferroviario del 2007 e del Libro Bianco sui trasporti del 2011), dal punto di vista del trasporto ferroviario regionale, si trova, invece, in evidente ritardo, con ampie porzioni di territorio non servite dalla rete ferroviaria, tratti di ferrovie in disuso, scarsi collegamenti strategici tra le grandi porte d’accesso turistico. Il “Rapporto Pendolaria” 2014 di Legambiente mostra che dal 2010 al 2014 in Italia ci sono stati tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale, con una evidente riduzione del numero di treni lungo le linee, a cui si è accompagnata in quasi tutte le Regioni italiane un aumento delle tariffe (eclatante il caso dell’Abruzzo con un taglio delle spese del 21% e un aumento delle tariffe del 25,4%).
Il trasporto via mare vede, invece, l’Italia primeggiare nel mediterraneo, specialmente per quanto riguarda il turismo crocieristico per il quale porti come Civitavecchia, Venezia, Napoli figurano tra i primi trenta al mondo per numero di flussi turistici. Basta pensare che nel 2008 il porto di Civitavecchia ha raggiunto la saturazione circa le prenotazioni crocieristiche; da qui la necessità di ampliarlo. L’ampliamento in realtà è uno strumento al quale dovrebbero puntare molti porti italiani, specialmente per quanto riguarda la profondità del porto (al fine di accogliere anche le navi più grandi e moderne), il numero di posti barca per km di costa (molto ridotto rispetto alla media europea), accompagnato anche dal potenziamento dei servizi forniti a terra.

 

 

L’incidenza delle infrastrutture sulla mobilità interna in una destination

 

 

Un elemento che incide enormemente sulla soddisfazione dei turisti che visitano una determinata località è la facilità di spostarsi all’interno della stessa, nonché di raggiungere siti limitrofi alla stessa. Le maggiori criticità riguardano il trasporto urbano, specialmente nelle città più affollate che ricevono cospicui flussi turistici, in cui le strade sono congestionate a causa dell’eccessiva presenza di mezzi di trasporto privati e pubblici. In tal caso, ovviamente, si parla non solo dell’importanza di investimenti infrastrutturali, ma anche del modo in cui tali infrastrutture sono gestite e dei servizi che sulle stesse sono offerti al pubblico. Inoltre fluidificare la mobilità interna ad una certa regione, favorisce anche lo spostamento di turisti da zone in cui c’è un superamento della capacità di carico, verso altre meno conosciute e frequentate.

 

L’esempio di Venezia, capacità di carico e mobilità

Un caso che merita, da questo punto di vista un’analisi particolare, è quello della città di Venezia che riceve più di 20 milioni di visitatori annui. Uno studio condotto nel 2003 dal Professore Van Der Borg J., dell’Università Ca’Foscari di Venezia, ha evidenziato come per non superare la capacità di carico della città, essa avrebbe dovuto ospitare al massimo 12 milioni di turisti all’anno.
Il primo tentativo di razionalizzare in parte i flussi turistici è stato condotto con l’introduzione della tassa di soggiorno che ricade su tutti i turisti che soggiornano nelle strutture ricettive della città. Ma il reale obiettivo di tale strumento è quello di utilizzare il gettito che da esso deriva, per un miglioramento dell’offerta turistica locale, non quello di disincentivare i turisti a visitare una località.
In un secondo momento si è cercato di introdurre dei sistemi di prenotazione intelligenti, che permettessero non tanto di frenare i flussi, ma piuttosto di prevederli e monitorarli, programmando poi l’offerta turistica sulla base degli stessi. Anche in questo caso però i risultati, raggiunti in termini di gestione dei flussi, sono stati irrilevanti.
Come razionalizzare i flussi di visitatori? Come incentivare altre mete ricche di risorse (in termini turistici), ma meno frequentate, che si trovano in prossimità della città lagunare? Come tutelare il capoluogo della regione Veneto e la vita dei suoi residenti? Come tutelare la soddisfazione dei turisti che si riduce fortemente in caso di eccessivo affollamento di una località?
Una risposta a tali domande potrebbe arrivare proprio da miglioramenti della mobilità interna alla città lagunare, dando la possibilità ai turisti di visitare luoghi meno frequentati e decongestionando quindi il centro storico, nel quale si concentra la maggior parte di essi. Proprio quest’anno è partito il servizio dei battelli City Sightseen, che finalmente arrivato anche a Venezia, permetterà ai viaggiatori di visitare alcuni dei principali siti della città e anche alcune aree interessate da una minore affluenza. Le imbarcazioni, costruite con le più moderne tecnologie, nel tentativo di ridurre l’impatto ambientale e il moto ondoso da loro generati, partiranno dalla stazione di Santa Lucia per poi proseguire per il Tronchetto, la Marittima, il Molino Stucky, le Zattere, San Marco, Lido, Casermette, Fondamenta Nove, San Girolamo di Cannaregio.

L’amministrazione comunale della città Veneta, dovrebbe puntare anche alla riqualificazione di zone dall’alto potenziale turistico e potrebbe prendere spunto dall’iniziativa City Sightseen per lanciare anch’essa una rete di battelli che conducano i turisti proprio località che non rientrano tra le classiche mete turistiche.
Un esempio su tutti è quello dell’isola di Poveglia, ormai abbandonata, che nel 2014 è stata acquistata dall’imprenditore veneto Luigi Brugnaro, che ha battuto l’offerta avanzata dall’associazione “Poveglia per tutti”, che raccoglieva i cittadini veneziani intenzionati a riappropriarsi dell’area.
Il progetto che prevede la conservazione del bene, mediante provvedimenti restaurativi e manutentivi con particolare riferimento alle caratteristiche architettoniche, decorative e testimoniali, potrebbe favorire “l’allontanamento” di una parte dei turisti dal centro storico di Venezia, rendendolo più vivibile per visitatori e residenti.

Anche un miglioramento delle reti infrastrutturali che collegano Venezia ad altre città italiane, potrebbe favorire lo spostamento di masse di turisti che, dalla Serenissima, avrebbero l’opportunità di raggiungere altre mete italiane. Proprio di questi giorni è la notizia che sono state aumentate le corse Frecciarossa che collegano Venezia con Padova, Bologna, Firenze e Roma. I nuovi collegamenti, resi possibili grazie all’arrivo sulla rete ad Alta Velocità del Frecciarossa 1000, sostituiscono precedenti collegamenti Frecciargento, ampliando l’offerta complessiva del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
L’Alta Velocità ha degli impatti molto importanti in termini turistici:
• è in grado quindi di generare nuova domanda grazie a tariffe promozionali e vantaggiose offerte alla clientela;
• consente di ridurre la durata media del soggiorno, incentivando la visita da parte dei turisti di città nelle quali non avevano programmato di recarsi;
• permette di rafforzare il ruolo delle aree metropolitane, che divengono mete più appetibili nel circuito del turismo culturale e delle localizzazioni di grandi eventi (manifestazioni sportive, grandi fiere, conferenze di alto livello, concerti, mostre, esibizioni, spettacoli, ecc).

In Breve

 

Da quanto visto, emerge come le infrastrutture abbiano un ruolo fondamentale sia per i turisti (nella fase di scelta della località e nella successiva riguardante il momento della vacanza vera e propria), sia per le destinazioni in quanto tali (permettendo una migliore gestione dei flussi e come visto per Venezia anche una loro redistribuzione).

Sebbene l’Italia, secondo l’OMT (Osservatorio Mondiale del Turismo) nel 2014 abbia registrato una crescita seppur lieve degli arrivi internazionali, che ammontano a 51 milioni, un più 2,8% rispetto al 2013, il ritardo rispetto ad altri paesi europei in termini di mobilità, trasporti e gestione dei flussi è evidente.
Nei prossimi anni si dovrà puntare non solo alla quantità dell’offerta turistica, ma soprattutto alla qualità, migliorando i collegamenti tra aeroporti e città, sviluppando piani intermodali per le mete turisticamente rilevanti, promuovendo circuiti alternativi e riducendo i tempi di trasferimento da un “centro turistico top” ad un altro.

Tutte le località turistiche, attraverso progetti e forme di collaborazione a livello regionale e urbano, potrebbero trarre vantaggi reciproci, trasferendo turisti da zone più affollate a zone che, seppur dotate di grande potenziale, allo stato attuale risultano poco o per niente frequentate. Il tutto dovrà partire però da un livello superiore, ossia quello nazionale, aumentando gli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche (che aumenterebbero la capacità attrattiva del Bel Paese) e riducendo i tempi necessari per la loro costruzione e messa in servizio.

Gli investimenti necessari saranno molteplici e consistenti, ma i risultati raggiungibili potrebbero essere stupefacenti.

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