28 gennaio 2016

I Cammini del Lazio e le esigenze di un turismo sostenibile

- di Alfonso Casalini -

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In un’ottica turistica, ma anche (e soprattutto) in un’ottica di sviluppo territoriale, appare sempre più evidente l’affermarsi di una esigenza di investimento, riqualificazione, intensificazione e inclusione sociale delle zone interne del nostro Paese a fare da contraltare alla naturale e più che motivata attenzione che viene posta su processi turistici, culturali, creativi e “rigenerativi” che vengono intrapresi nelle zone urbane.

 

Se sul versante dell’economia territoriale la tematica si mostra molto complessa, risulta invece di immediata comprensione quando la guardiamo dalla prospettiva turistica.

 

Le grandi città, le metropoli, le città d’arte, hanno un fascino incredibile, e la riduzione delle distanze percepite (grazie ai pricing sempre più competitivi dei vettori intercontinentali) pongono il turista di fronte una offerta che, nella maggior parte dei casi, è più vasta di quanto possa domandare durante il suo intero arco di vita.
Città, Regioni e interi Paesi hanno quindi iniziato una bella competizione per contendersi i primi posti nelle classifiche internazionali offrendo sempre più leisure activities.

 

Nel frattempo, tuttavia, una comunità sempre più folta di viaggiatori ha iniziato a prediligere tipologie di turismo sempre più raffinate, sostenibili e autentiche, molte delle quali prendono le distanze proprio da quei centri urbani attorno ai quali si concentrano le attenzioni dei turisti mainstream.
Questo, evidentemente, testimonia di una domanda che va stimolata, garantendo un aumento della qualità del sistema d’offerta territoriale senza incidere sugli aspetti naturalistici, sociali e paesaggistici che contraddistinguono questi territori.

 

 

Una recente proposta, “Norme per la realizzazione, manutenzione, gestione promozione e valorizzazione dei grandi itinerari culturali europei, delle vie consiliari romane e del patrimonio escursionistico della Regione Lazio”, di iniziativa del Consigliere Regionale del Lazio, Eugenio Patanè, mostra vari gradi di coerenza con questa lettura dei flussi turistici.
Come in ogni proposta, ci sono elementi che colgono il segno, altri che invece andrebbero a nostro avviso migliorati, ma abbiamo cercato di comprendere meglio la proposta approfondendo il discorso con lo stesso promotore della proposta.

 

 

Consigliere Patanè, cosa sono esattamente i Cammini del Lazio?

 

Il Cammini rappresentano un immenso patrimonio della Regione Lazio, che è crocevia di un sistema viario antico, importante e simbolico. La finalità della proposta di legge depositata in Consiglio regionale del Lazio – che mi vede come primo firmatario – è proprio quella di offrire uno strumento normativo quadro e di sistema che disciplini e promuova la realizzazione, manutenzione, gestione e valorizzazione di tale sistema viario che comprende gli itinerari culturali europei, i percorsi storici, religiosi, culturali e paesaggistici, le vie consolari e il patrimonio escursionistico. Una delle novità che mi preme evidenziare è la dichiarazione di pubblico interesse verso tutti i cammini che rientrano nella Rete dei Cammini del Lazio (RCL) con conseguente possibilità di stipulare accordi per le servitù di passaggio o per la risoluzione di problemi urbanistico/paesaggistici.

 

La proposta di legge n. 298/2015 affronta i mondi dei Cammini di fede (Francigena, via di San Francesco, Via di SanBenedetto etc.) – per l’importanza cruciale che rivestono come percorsi di spiritualità -, delle vie consolari di primo livello e secondo livello e del patrimonio escursionistico. L’unione di tute queste tipologie costituirà la RCL.

 

In che modo possono incrementare il concetto di turismo sostenibile/responsabile?
Attraverso la rete dei cammini possiamo riscoprire e rafforzare la nostra identità e le nostre tradizioni valorizzando il nostro patrimonio naturale, e allo stesso tempo potenziare il binomio cultura-turismo migliorando la qualità dell’offerta, delle infrastrutture, e della manutenzione di tutti i percorsi, la liberazione da tutti gli ostacoli che il tempo vi ha costruito, l’installazione e la cura della segnaletica, la promozione culturale e turistica grazie ad una rinnovata alleanza tra pubblico e privato. Sono molte le regioni italiane ed europee, come la Galizia per citare un esempio, che in questo senso si sono già mosse, facendo della valorizzazione dei cammini di fede e delle vie consolari un asset di sviluppo economico, culturale e turistico importante. Sono due anni che in Consiglio regionale stiamo portando avanti un percorso nato con “L’elogio del Camminare”, aperto e condiviso con tutti gli attori interessati, le associazioni rappresentative e i centri di ricerca, sulle prospettive di crescita e competitività, sull’offerta del turismo sostenibile e sulla valorizzazione del patrimonio paesistico, ambientale e culturale del nostro territorio.

 

La proposta di legge che sarà presto al vaglio della V Commissione consiliare alla Pisana, vuole porsi come legge di sistema della rete viaria della nostra regione con l’obiettivo di riconoscere e valorizzare questo patrimonio naturale indiscusso, definire e identificare efficaci strumenti di tutela, gestione e valorizzazione, sostenere tutte le attività economiche legate ai flussi turistici spinti dalla motivazione naturalistica, ambientale, culturale e spirituale e rafforzare, lo ribadisco, la nostra identità territoriale.

 

Quali comuni/zone avranno diretto beneficio dell’istituzione della RCL?

 

Sicuramente tutti i comuni e le zone direttamente attraversati dai percorsi delle diverse tipologie di cammini che costituiscono la Rete regionale. È altresì utile sottolineare come la capillarità del sistema dei cammini così unitari coinvolge sostanzialmente tutti i territori del Lazio.

 

Nelle intenzioni, gli itinerari da includere all’interno della rete dei cammini sono solo itinerari già esistenti o parte dello scopo della rete sarà quello di incrementare la formazione di tali itinerari?

 

La situazione nella quale versano i cammini e le vie della nostra regione è molto varia e complessa. Si tratta in alcuni casi di cammini riconosciuti dalla storia e dalle tradizioni culturali religiose ma materialmente non più esistenti nella loro interezza, e dunque da completare o individuare o realizzare ex novo. In altri casi parliamo di sentieri (come i sentieri nei parchi o di montagna) o vie (come il tratto vincolato della Via Appia) o cammini (come ad esempio la Via Francigena o il Cammino di Francesco) già esistenti e che aspettano solo una catalogazione catastale o un riconoscimento del loro status di itinerari culturali.

 

I cammini di fede e le vie consolari sono un tema in passato taciuto e non valorizzato ma che nel tempo ha cominciato a prendere piede grazie alla volontà e all’impegno degli appassionati. La via Francigena è un esempio, basti pensare ai primi sentieri “costruiti dai camminatori” che insieme, dal basso, hanno cominciato a tracciarne, con vernice e pennelli, il percorso. Il viaggio del giornalista di Repubblica Paolo Rumiz lungo il vecchio percorso dell’Appia Antica da Roma a Brindisi e ritorno, ne costituisce un esempio.

Che ruolo avranno i sentieri naturalistici costruiti per agevolare individui con disabilità?

 

Il tema dell’accessibilità dei sentieri è molto sentito e rientra nelle disposizioni già previste all’interno della norma e dedicate alla manutenzione, alla gestione e alla valorizzazione dei sistemi viari interessati dal disegno di legge. In particolare abbiamo previsto, nel regolamento attuativo, l’individuazione delle caratteristiche di sicurezza necessarie per consentire le diverse tipologie di fruizione.

 

Quali aree secondo lei dovrebbero essere più interessate all’iniziativa?

 

Daniel Pennac sostiene che “è per sistemare la storia che si incasina la geografia”. Obiettivo del disegno di legge è quello di valorizzare, tutelare e promuovere le aree interessate dai cammini oggetto della norma, attraverso una governance di sistema. Ci concentreremo sui tratti di cammini e vie che necessitano di interventi ma in via generale, quello che vogliamo fare con la legge è il contrario di quello che dice Pennac, ovvero sistemare la geografia per ripercorrere e ritrovare la nostra storia.

 

Il disegno fa riferimento alla capacità di facilitare modelli imprenditoriali e partnership pubblico-private, non ritiene invece che la creazione di un’ulteriore commissione corra il rischio di rallentare un processo già di per sé molto tortuoso?
La task force amministrativa di coordinamento da identificare nell’Agenzia regionale del turismo ha la funzione di assicurare la manutenzione, la promozione e alla valorizzazione, e una programmazione triennale e sistematica delle attività e delle opere da svolgere. Non viene istituto un nuovo organismo o una nuova commissione ma viene assegnata una nuova funzione di programmazione integrata sulla rete dei cammini all’Agenzia. Senza ulteriori oneri o costi per la Regione. Questa task force, che non peserà ulteriormente sui conti del bilancio regionale, è importante perché sarà interdisciplinare. All’interno della stessa siederanno esperti di diverse materie, dalla cultura alle infrastrutture, all’ambiente, quasi tutti dirigenti delle direzioni regionali per contribuire, ognuno per le proprie competenze, a dar vita ad un’azione di sistema su questi temi.

 

In che modo la Rete dei Cammini può beneficiare l’intero fenomeno turistico regionale?

 

Il Lazio, con le sue numerose aree verdi, il suo sistema viario e la sua importante offerta di infrastrutture dedicate agli amanti dello sport, rappresenta una destinazione ad alto potenziale di attrazione per turisti nazionali e internazionali. Natura e vacanza attiva, turismo slow e cammini, sono elementi che da un punto di vista turistico appartengono alla stessa tipologia e che vanno ad identificare un prodotto turistico unico e ricco di attrattività.

 

Sono già stati previsti degli studi volti a monitorare il livello di incremento derivante da un’eventuale istituzione della Rete dei Cammini?
Assolutamente sì. All’interno delle attività della task force saranno previste modalità di monitoraggio e rilevazione non solo dei dati quantitativi (di affluenza, di visite e pernotto etc) ma anche del livello qualitativo di soddisfacimento dell’experience nel suo complesso.

Quali risorse verranno messe a disposizione? Quali tipi di interventi verranno finanziati?

 

È prevista la costituzione di un Fondo Unico dedicato in cui confluiranno tutte le risorse disponibili dai diversi assessorati competenti. Al finanziamento degli interventi concorrono anche le risorse iscritte nell’ambito dei Programmi operativi della programmazione 2014-2020, finanziati dai Fondi strutturali europei.