17 settembre 2016

Nightswapping l’alternativa no-cost e no-tax a Airbnb

- di Redazione  -

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La sharing economy, così come altri tormentoni (tipo i big-data) ha raggiunto all’improvviso un tale livello di notorietà che qualunque impresa o piattaforma vorrebbe farsi passare per sharing. In realtà i modelli del fenomeno della Sharing Economy sono molteplici, e vanno dal consumo individuale, al consumo mediato (tipo AirBnb) fino alla sharing economy di vicinato (le vecchie sane relazioni di vicinato viste con una lente da terzo millennio).

 

Il paradigma della sharing economy in realtà è un po’ più complesso di così. Ma sicuramente c’è una differenza sostanziale tra chi “condivide” e chi “condivide vendendo”. La differenza non è soltanto di ordine valoriale, ma anche e soprattutto pratica. Affittare una camera su Aribnb è comunque affittare una camera, e pertanto prevede che tutti gli obblighi di legge vengano rispettati (dichiarazione dei redditi, conformità ai regolamenti regionali e cittadini, etc. etc. etc.)

Soprattutto, il concetto di dover ogni volta “pagare” per una stanza, fa assomigliare sempre più Airbnb ad una piattaforma alternativa a booking piuttosto che ad un modello “sharing”.

Come superare questi limiti?

In realtà tentativi interessanti ci sono (prima fra tutte Couchsurfing che non prevede nessun esborso monetario). Su questo punto è interessante anche l’iniziativa di Nightswapping (baratto di notti) di uno start-up francese, che ha preso il concetto di sharing, così come emerso storicamente con Couchsurfing, lo ha adattato ad un mercato meno divanesco, ponendosi come competitor del colosso dell’affitto camere, e in più ci ha inserito un pizzico di moneta virtuale, con la precisazione che la moneta (e quindi l’unità di scambio) è rappresentata dalle notti.

In pratica il giochino funziona così: l’utente si registra e offre la propria disponibilità ad ospitare altri appartenenti alla “community” dei barattatori di notti. Per ogni notte in cui ospiterà qualcuno, avrà diritto ad una notte presso altri membri. In questo modo non viene assolutamente intaccato il principio di sharing, né tantomeno vengono coinvolte le dinamiche fiscali e reddituali (nonché legali) derivanti dall’utilizzo di denaro all’interno delle transazioni.

 

Perché chi condivide e ama condividere, non sempre ama farlo con contanti.

 

 

 

 

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